Fai cambiare idea al Sindaco Zacchera. Raccolta firme a Verbania per dirottare i fondi del Pisu per i danni del tornado

Una raccolta firme per chiedere al sindaco Marco Zacchera di utilizzare i fondi del Pisu, 12 milioni di euro, per riparare i danni causati dalla tromba d’aria dello scorso 25 agosto. L’iniziativa è del Pd, appoggiato dai gruppi di minoranza consigliari.
Cliccando qui è possibile scaricare il modulo e il volantino della raccolta firme. L’invito è a far firmare ed a restituire il modulo presso la sede Pd di via Roma 24 a Verbania.
“La nostra non è una strumentalizzazione di quanto accaduto – spiega il coordinatore cittadino Corrado De Ambrogi -, ma una proposta concreta da buoni padri di famiglia: abbiamo già i fondi che sono destinati a riqualificare la città. Si tratta di un atto di responsabilità”.
Il capogruppo in consiglio regionale del Pd Aldo Reschigna aggiunge: “C’è la possibilità tecnica di utilizzare quei fondi per altro che non sia il Cem. IL progetto del teatro ha in qualche modo diviso e immobilizzato la città, questa è l’occasione per scegliere un investimento certo: penso all’unione di Villa San Remigio e Villa Taranto, opera che porterebbe di certo un beneficio economico al territorio. Non bastano gli appelli per trovare milioni di euro di questi tempi. Utilizziamo i fondi già a disposizione, Villa Taranto deve riaprire a primavera”.

Dal sito di tele vco

Entrare nel merito. Dalla politica urlata al progetto condiviso per Verbania

Urlare non serve. Quando poi in gioco vi è il futuro della nostra città serve ancor meno. Entrare nel merito è sicuramente utile, proviamoci.

La bufera di sabato scorso ha provocato una ferita profonda nella città. Ne ha deturpato l’immagine, compromesso la fruizione, messo a rischio una già precaria economia devastando i principali motivi di interesse e richiamo turistico. Ha provocato poi danni a privati cittadini, molti dei quali andrebbero quantomeno sostenuti e aiutati. Questa la realtà.
Che fare allora? Sperare in aiuti esterni è difficile. Poco o nulla è arrivato nell’Emilia del terremoto, cosa ci possiamo aspettare noi? I fondi regionali per le emergenze pare addirittura non siano disponibili. Reperire nuove risorse dai cittadini non è certo una via percorribile.
Proporre, come molti stanno facendo, una diversa destinazione dei fondi PISU non è una provocazione, non è strumentalizzazione, è forse il solo modo di uscire da una situazione drammatica, una chance sulla quale puntare con avvedutezza e condivisione.
Il leit motiv della passata campagna elettorale, il perentorio “No al teatro di Zanotti” oggi potrebbe trovare riposta in un altrettanto perentorio “No al CEM di Zacchera”. Ma queste sono le “urla” che in questo momento non servono, anche perché entrambe le affermazioni sono ora inutili, decadute, non più attuali e realistiche. Troppo tempo è passato, troppo è stato speso, le ragioni dell’uno (riqualificare la piazza) non sono più attuali, le ragioni dell’altro (la grande opera destinata a rilanciare Verbania) rimangono troppo aleatorie, entrambe superate da una situazione che vede ben altre urgenze e ben altri bisogni di riqualificazione. Per di più in una città che al progetto Teatro/Centro Eventi ha smesso di credere, di appassionarsi, presa com’è da una realtà e una quotidianità difficile che il tornado ha ulteriormente compromesso. Rimane il bisogno di un teatro, di un luogo per spettacoli, incontri, convegni…ma ci possiamo accontentare di qualcosa di meno sfarzoso.
Dobbiamo avere la forza e il coraggio di trasformare un malaugurato evento in un’occasione, un’opportunità, uno stimolo per ripensare e rilanciare Verbania.

Parchi e giardini devastati non vanno semplicemente ripristinati, più o meno riaggiustati (li mettiamo in sicurezza, ripiantiamo qualche albero, sistemiamo qualche panchina, lo scivolo per i bambini…); va colta l’occasione per rivederne l’intero sistema. L’intera fascia da Parco Cavallotti a Villa Maioni ha subito danni più o meno consistenti, ripensarne la progettazione significa dare un nuovo aspetto alla città, valorizzandone l’affaccio a lago, il cuore della nostra città, e rivedendo al tempo stesso i collegamenti con le zone verdi più interne (San Giuseppe, la Pastura…). Una straordinaria opportunità per gli imprenditori locali, florovivaisti innanzitutto.
Un ragionamento a parte meritano poi le due grandi aree di Villa Taranto e San Remigio. Abituati da sempre alla loro presenza, molti di noi non si sono mai pienamente resi conto del loro valore, ma ora che li vediamo feriti così gravemente è cresciuta la consapevolezza di poter perdere una ricchezza di tutti. Villa Taranto è conosciuta ovunque, in Italia e all’estero, i giornali di mezzo mondo ne hanno parlato, oltre 150.000 persone la visitano ogni anno. Villa San Remigio è un gioiello tutto da scoprire e valorizzare Poco importa che siano una di proprietà dello Stato e l’altra della Regione; sono un patrimonio della nostra città, che sarebbe finalmente il momento di integrare tra loro, e dal loro rilancio dipende gran parte dell’economia della città intera. Il Comune deve però agire da protagonista, facendosi promotore e coordinatore dell’intera operazione. “Come ti ricostruisco un parco”, ecco un tema che potrebbe essere sviluppato all’interno di Editoria e Giardini.
Occorre agire presto e le difficoltà non sono poche: iter avviati, procedure iniziate, soldi spesi, impegni assunti….Ma non dimentichiamo che i fondi PISU sono destinati al recupero e rilancio di aree degradate e rivederne l’utilizzo in questo senso significherebbe ricollocarli pienamente nella loro destinazione originaria. Gli impegni assunti vanno onorati, ma ad oggi non risultano ancora contratti sottoscritti, e si è comunque verificato un fatto grave, qualcosa di non prevedibile, e riconsiderare gli obiettivi è comprensibile, giustificabile e doveroso. Ridurre l’intervento sul Centro Eventi e rimodulare (perché non con gli stessi operatori e progettisti che si vedrebbero così indennizzare della mancata aggiudicazione) una progettazione complessiva dell’intera sponda lacuale, coerente con ipotesi già formulate in passato, è ancora possibile e ci metterebbe nella condizione di chiedere a Governo e Regione di fare la loro parte non nella posizione di questuanti passivi ma di protagonisti del loro destino che pretendono un giusto sostegno al proprio impegno.
Si tratta di ipotesi, di proposte di cui verificare la fattiva realizzazione. Ma è in momenti come questi che la politica deve trovare il giusto slancio, la forza e la volontà di affermare il ruolo che le compete, la propria supremazia rispetto alle norme e alla burocrazia, in buona sostanza il primato del saper scegliere e decidere da protagonisti.

Contributo di Diego Brignoli, presidente Ciss Verbano

Il Pd per la provincia di Quadrante: affollata assemblea pubblica a Casale Corte Cerro

Ieri sera, presso il centro culturale il Cerro a Casale Corte Cerro,  il gruppo consigliare del Partito Democratico in regione e il Partito Democratico provinciale hanno organizzato un incontro pubblico per discutere il disegno di legge per il riordino degli enti locali piemontesi che, nei prossimi giorni, discuterà il consiglio regionale del Piemonte.
Una proposta di legge anche alla luce dei provvedimenti governativi che ridisegnano i poteri e le funzioni di Comuni, Province e Regioni.
Affollatissima e partecipata la serata (quasi 150 tra cittadini e amministratori del VCO) alla quale hanno partecipato Aldo Reschigna capogruppo regionale e Antonella Trapani segretario provinciale Pd.
Alla serata è stato presentato il documento proposto dal segretario provinciale Antonella Trapani che lancia l’ipoesi di quadrante per l’assetto delle Province piemontesi e la proposta di Unione di comuni forte (tre tra Cusio, Ossola e Verbano) per la gestione associata dei servizi per i Comuni.
Di seguito il testo presentato come ordine del giorno all’assemblea provinciale del PD a fine agosto.

Quali scelte per il nuovo assetto delle province.

Con la conversione in legge della spending review, è diventato reale il ridisegno delle Province.
Sono 64 quelle che spariranno dalla cartina amministrativa del Paese, compresa tre queste la provincia del Verbano Cusio Ossola. Non è sicuramente questo il provvedimento legislativo auspicabile per una riorganizzazione di tale portata, ma questa è la strada scelta dall’attuale Consiglio dei Ministri nel cercare di colmare 20 anni di freni e lacci al paese e procedere verso la sua modernizzazione.
In un intervista su Repubblica il Ministro Patroni Griffi ha dichiarato: “dobbiamo uscire dall’ottica di province cancellate o soppresse. In realtà sono tutte soppresse e tutte si devono riordinare avendo dei requisiti minimi. Debbono cercare aggregazioni diverse”.
Questo è il quadro nel quale oggi bisogna operare e dare una risposta.
In definitiva, il sistema delle province che abbiamo conosciuto fino ad oggi, non ci sarà più perché sarà trasformato in un sistema di enti di II° grado più simile agli attuali Ato nei quali sarà fondamentale il ruolo esercitato dai Comuni. Un consiglio provinciale formato da 10 consiglieri e da un Presidente (senza giunta) non più eletti dai cittadini, ma dai consiglieri comunali.
Le funzioni oggi in capo alle province (lavoro, formazione professionale, caccia e pesca, turismo ecc) saranno nelle prossime settimane ridistribuite dal Governo ai Comuni e alle Regioni e alle “Province” rimarranno solo l’edilizia scolastica di secondo grado e la viabilità come funzione amministrativa e viabilità e ambiente dal punto di vista organizzativo e di programmazione
E’ evidente che il nuovo assetto degli enti locali poggerà il proprio baricentro sui Comuni, dando attuazione all’art. 118 della Costituzione(1) e questi dovranno rispondere prontamente alla nuova sfida.
Circa un anno fa, con la manovra di agosto del governo Berlusconi, si era avviata una debole discussione sul possibile futuro della provincia del Vco. In un consiglio provinciale, gli amministratori leghisti locali richiamarono l’attenzione sulla richiesta in atto di autonomia per questo territorio che non doveva andare dimenticata ne essere superata con troppa facilità.
Nella stessa seduta fu il Presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo a far capire ai presenti che si trattava di un sogno superato dalla realtà economica e politica che oggi viviamo.
Eppure il mantra dell’autonomia continua ad echeggiare tra le file leghiste e lo hanno scritto in una nota congiunta i deputati della Lega Nord, Nicola Molteni ed Erica Rivolta, e il consigliere regionale Dario Bianchi: “il progetto lanciato dal segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni, circa la costituzione della provincia dei laghi prealpini comprendente le province di Como, Varese, Lecco, Sondrio, Verbano, Cusio, Ossola e Novara a cui attribuire autonomia speciale sul modello di Trento e Bolzano diventa una grande occasione per dare rappresentanza a dei territori virtuosi nei quali è concentrata parte dell’eccellenza produttiva del nord”.
Un’immagine affascinante, in puro stile leghista che ti prospetta una realtà ipotetica di prospettiva, ricchezza, gestione in proprio delle risorse. E’ possibile ancora crederci? No.
Questo paese ha bisogno di omogeneità, di pari trattamento e la strada da perseguire non è la creazione di statuti autonomi ma caso mai l’omogeneizzazione di quelli già in essere. Statuti speciali, provincie autonome oggi mostrano due diversi paesi, due distinti approcci alla crisi di sistema che noi duramente subiamo.
Allora qual è la strada da perseguire?
Più “semplice” sarebbe la ricostituzione della “vecchia” provincia di Novara, ante 1992, sempre tenendo ben presente però che non si tratta dell’ente provincia ad oggi conosciuto, ma di un ente di secondo grado con competenze ridotte e con un latro altro importante fattore da considerare, ovvero il progressivo ridursi delle risorse economiche sia dirette che provenienti da trasferimenti.
In questo scenario, riteniamo che il Partito Democratico Vco, direttamente coinvolto nel riordino degli enti, debba promuovere sul territorio una proposta più completa che non guardi solo ai confini territoriali ma alle funzioni ed alle competenze che sono state ridistribuite dal Decreto Legge 6 luglio 2012 n. 95 recante “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”.
In quest’ottica e partendo dalla riorganizzazione degli enti locali, dalla necessità della maggioranza dei comuni della nostra provincia di formare unioni dei comuni finalizzate alla gestione associata delle funzioni fondamentali, dall’incertezza sulla gestione dei Consorzi dei servizi sociali (solo per citare alcuni esempi) si propone la formazione di unioni che rappresentino territorialmente zone di area vasta come potrebbe essere nel nostro caso l’Ossola, il Verbano e tutto il Cusio.
Dovendo imparare ad amministrare con molte meno risorse economiche, vale il detto che l’unione fa la forza, non è immaginabile oggi che piccole unioni di meno di 3000 abitanti possano affrontare con efficienza ed efficacia le nuove sfide amministrative che vengono prospettate. Dovrà altresì essere promossa, sempre con il beneplacito dei cittadini, la fusione dei comuni più piccoli, che non rischierebbero assolutamente di perdere la loro storia o comunità ma di guadagnare in organizzazione e sevizi.
3 Partendo da questa organizzazione territoriale è auspicabile la fusione delle provincie di Biella, Vercelli, Novara e Vco quale possibile futuro per il nostro territorio. Rivaleggiare con la nascente città metropolitana e con il centralismo Torinese, non solo economico ma anche politico è la sfida della nuova organizzazione territoriale. Un passo in questa direzione è stato già compiuto in materia di rifiuti e di sanità.
Da queste riflessioni si propone:
Premesso
– che un tema importante quale quello del riordino dell’assetto istituzionale del paese avrebbe richiesto una legge specifica e non provvedimenti inseriti all’interno di leggi dedicate o alla programmazione economica o alla rivisitazione della spesa pubblica;
– che si sarebbe dovuto proporre una riforma che toccasse tutto il sistema degli enti locali e della distribuzione delle loro funzioni a partire anche dalle Regioni, e in particolare da quelle a statuto speciale le quali continuano a beneficiare di enormi poteri e possibilità di spesa
sconosciute alle altre istituzioni dello stesso paese;
Valutato che
– il decreto attuativo prevede che siano le Regioni a proporre il riordino delle amministrazioni provinciali, con una proroga dei termini di scadenza: 70 giorni e non 40 per i Cal, fino a 90 giorni per la trasmissione dei piani al governo e 60 invece di 20 dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto per il governo per adottare la legge di riordino;
– sono ridotte le competenze e che l’ente diventa di secondo grado; il Partito Democratico del Vco definisce il seguente percorso di autoriforma
– formazioni di tre unioni dei comuni rappresentanti le aree del Verbano, del Cusio e dell’Ossola;
– l’entrata della provincia del Vco in una provincia composta da quelle attuali di Biella, Vercelli e Novara.

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1 “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a
Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.”

Ufficio Stampa
Partito Democratico
Coordinamento provinciale VCO

 

Firma i Referendum del PD!

By iscritti pd di ProssimaVerbania
Referendum: uno strumento previsto dallo statuto del PD ma a cui nessuno ha mai fatto ricorso.
Ci ha pensato Giuseppe (Pippo) Civati con un’iniziativa che vede protagonista una rete estesa a livello nazionale di migliaia di militanti, simpatizzanti ed elettori e che coinvolgerà decine di migliaia di persone in tutta Italia. Un modo per iniziare a parlare di contenuti oltre che di candidature. Contenuti che pesano e che potranno entrare nel programma del partito se gli elettori si esprimeranno a favore dei temi proposti.
Per questo ti chiediamo di aderire, firmando e facendo firmare i sei moduli dei referendum e poi restituendoceli.
Trovi i moduli cliccando a questo link
E tutte le altre informazioni su www.referendumpd.it
E’possibile seguire l’iniziativa su Facebook (clicca qui) e su Twitter (@referendumpd)”.

Ricordiamo che possono firmare solo gli iscritti al Partito Democratico (e poi li voteranno tutti gli elettori del Pd). Per ulteriori informazioni o chiarimenti potete telefonare ad uno di noi allo 3481380144 (Riccardo) o Moreno ( al 3404953402).

I referendum chiedono che il Pd si impegni a promuovere, nella prossima legislatura:

RIFORMA FISCALE
Una riforma che diminuisca la pressione fiscale complessiva a partire dalla riduzione di tutte le aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) in una misura almeno pari al 5 %, finanziata attraverso l’introduzione di una imposta patrimoniale sulla ricchezza finanziaria delle famiglie abbienti, l’aumento del gettito dovuto alla ripresa della crescita economica e la riduzione della spesa pubblica complessiva.

REDDITO DI CITTADINANZA
Una riforma del welfare, senza aggravi per il bilancio pubblico (come è già dimostrato possibile), che rafforzi il diritto al benessere attraverso l’istituzione del “reddito minimo di cittadinanza”, in linea con tutti gli altri paesi europei, anche per recuperare alla piena cittadinanza economica e sociale le categorie oggi più marginalizzate (i giovani e le donne).

INCANDIDABILITA’ DEI CONDANNATI
Una legge, eventualmente anche costituzionale, che definisca il divieto di candidatura e l’automatica decadenza in relazione alle cariche di deputato, senatore, membro del Parlamento europeo, alle cariche elettive e di governo delle regioni e degli enti locali, nonché all’assunzione di incarichi di Governo, di presidente e componente del c.d.a. di consorzi e di società controllate dalle amministrazioni pubbliche, per tutti i soggetti condannati per reati gravi con sentenza di condanna o di patteggiamento anche non definitiva ovvero sottoposti a misure di prevenzione.

CONSUMO DI SUOLO
Una legge che tuteli gli spazi non urbanizzati, introduca il monitoraggio degli usi del suolo, indirizzi l’attività edilizia necessaria al prioritario recupero dei vasti patrimoni non utilizzati o sottoutilizzati e cancelli la legge che consente l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti dei Comuni.

MATRIMONIO GAY
Una legge che consenta anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio, riconoscendo loro tutti i diritti e tutti i doveri connessi allo stato coniugale.
ALLEANZE
Un patto con le forze progressiste e democratiche del Paese, a partire da quelle con cui già amministra in molti territori, e accogliendo al suo interno il contributo della società civile, a patto che dette forze non abbiano sostenuto i precedenti governi Berlusconi e tutt’ora non siano alleate nel governo delle amministrazioni locali con Pdl, Lega, e altre formazioni di centrodestra che negli ultimi vent’anni hanno contribuito al declino dell’Italia.

Tagli alla sanità e riforme: ci vuole coerenza. Il senatore Zanetta si lamenta nel VCO mentre in Regione il suo partito è promotore dei tagli alla Guardia Medica.

Quanto succede sul nostro territorio in tema di sanità lascia sempre più increduli.
Da una parte il governatore della regione Cota si vanta della sua “lungimiranza” e dichiara: “nel decreto legge sulla sanità approvato dal Consiglio dei ministri, per la verità, sono stati ripresi alcuni punti del nostro Piano socio-sanitario e del nostro piano di governo: in particolare, per i medici H24 è stato copiato il nostro modello dei Cap, i Centri di assistenza primaria“.
Dall’altra parte gli amministratori della Lega e del Pdl (senatore Zanetta in testa) restano sorpresi dalle conseguenze sul territorio.
Oggi siamo di fronte alla riduzione della presenza della guardia medica sul nostro territorio alla quale non corrisponde un implemento di servizi dei medici di famiglia.
Per il momento assistiamo ancora una volta alla riduzione di un servizio, per altro già discriminato dalla gente che spesso ritiene più utile ed efficace il rivolgersi al 118 o direttamente ai Dea.
Vorremo sollecitare – afferma il segretario provinciale del Pd Antonella Trapaniil senatore Zanetta non tanto a sostenere la raccolta firme ma, se ne è in grado, ad attivarsi con i suoi contatti politici regionali, a partire dal presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo, per dare risposte tempestive a provvedimenti che sono condivisi da Lega e Pdl e mostrarci quali sono i vantaggi di tutto questo.
Qual è la medicina territoriale che si sta “costruendo” per questo territorio?
Le direttive ricevute dall’Asl sono chiare, e sono di origine politica: l’ASL VCO ha tagliato il servizio di continuità assistenziale (meglio noto come guardia medica) in attuazione della DGR n. 2-4474 del 6 agosto 2012 avente per oggetto “determinazione obiettivi economici-finanziari delle aziende sanitarie regionali per l’anno 2012” che nell’allegato B, punto C, stabilisce: “Il numero ottimale di medici inseribili nei servizi di continuità assistenziale di ciascuna ASL è definito dal rapporto un medico ogni 5000 abitanti residenti. Pur tenendo conto delle diverse caratteristiche orografiche esistenti non è possibile permettere nella situazione attuale scostamenti in eccesso per cui le Aziende che si trovano ancora in detta situazione devono rivedere l’organizzazione del servizio prevedendo un fabbisogno massimo di medici pari al numero previsto”.
Tutto questo fa parte di un modello sanitario – conclude Antonella Trapanial quale il Partito Democratico si oppone, e considerato che non sembra gradito neppure al Senatore di Baceno e ai sindaci di tutti i colori politici, ci chiediamo se oltre ad una sospensiva del provvedimento non sia il caso di rivedere l’impianto generale al fine di creare prima le condizioni di efficienza del servizio integrato medici di base e medici territoriali (guardia medica) costruendolo sulle nostre necessità orografiche invece che escludendole.
Ad esempio: non è forse giunto il momento di realizzare una piattaforma comune per lo scambio delle informazioni cliniche?
Basterebbe, a questo proposito, citare il fatto che «le postazioni di montagna della “continuità assistenziale”, non hanno in molti casi neppure collegamenti Adsl il che le esclude dall’accesso ai dati.
Come scritto, ci vuole coerenza.

Antonella Trapani
segretario provinciale

Ufficio Stampa

Il TAR ha sospeso la caccia in Piemonte: e’ il risultato della liberalizzazione del centrodestra

La sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha sospeso il calendario venatorio e con esso l’esercizio della caccia nella nostra regione conferma le preoccupazioni che avevamo reso pubbliche verso la politica di liberalizzazione della caccia perseguita dall’assessore Sacchetto e dal governatore Cota.
Dimostra anche che a voler tirare troppo la corda si finisce per danneggiare le stesse categorie che si vorrebbero privilegiare.
Il risultato delle scelte sbagliate del centrodestra e di Cota è ora sotto gli occhi di tutti: da una parte si rischia di rendere ingestibile la stagione venatoria, dall’altra il mancato contenimento di alcune specie porta con sè l’aumento dei danni in agricoltura e l’incremento degli incidenti stradali, spesso con gravissimi esiti per le persone.
Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di un governo dell’attività venatoria che salvaguardi l’ambiente e la fauna, ma ne permetta il contenimento là dove è in evidente e pericoloso sovrannumero, garantendo così anche l’attività agricola e la vita umana. E’ l’unico modo per realizzare una equilibrata gestione faunistica e del territorio.
La decisione del Tar è una chiara conferma

PD VCO
Ufficio Stampa